UIL. Strada di Palermo intitolata al sindacalista Uil, Mico Geraci. Barbagallo: «Dobbiamo onorare Mico con il nostro impegno»      NASCE PREVIDENZA COOPERATIVA. Proietti: con il nuovo fondo, migliori economie di scala a beneficio degli iscritti      PUBBLICO IMPIEGO. Partecipate: Sindacati, Regioni, Anci, Upi, definire Accordo per salvaguardia occupazione      PORTOVESME. Barbagallo: La firma dell’accordo è una vittoria dei lavoratori. Scritta una bella pagina di impegno unitario per lo sviluppo del Paese      SANITA’. Foccillo: chiediamo convocazione all'ARAN per entrare nel vivo della trattativa     
Notice

TFR IN BUSTA PAGA - Guglielmo LOY

Analisi UIL Politiche Economiche e Territoriali
tfrapporto.jpg

16/02/2015  | Sindacato.  
Analisi a cura della UIL Servizio Politiche Economiche e Territoriali (Febbraio 2015)
 
Con l’anticipo del TFR in busta paga aumenta il reddito ISEE con ricadute negative sul sistema agevolato delle tasse e tariffe locali (asili nido, mense scolastiche, tasse universitarie ecc.).
 
Con la tassazione ordinaria più 50 euro medi annui di imposte e meno detrazioni
 
Con il TFR in busta paga, un lavoratore con un reddito da 23 mila euro può rimetterci 330 euro medi l’anno
Il Governo sta emanando la circolare per regolare l’opzione di scelta del TFR “mensilizzato” in busta paga. Chi sceglierà tale opzione, però, avrà effetti penalizzanti sulla propria situazione reddituale.
Il TFR in busta paga, spiega Guglielmo Loy – Segretario Confederale UIL ‐ fa alzare il reddito ISEE, con un effetto “domino” sul sistema agevolato delle tasse e tariffe locali (asili nido, mense scolastiche, tasse universitarie ecc.).
Ad esempio, abbiamo calcolato ‐ commenta Loy – che un reddito ISEE di 12.500 euro a Milano paga una tariffa degli asili nido di 103 euro mensili, mentre con un ISEE di 12.501 euro la tariffa sale a 232 euro mensili (più 129 euro al mese).
Sempre per una mensa scolastica, a Roma, il costo con un reddito ISEE di 12.500 euro è di 50 euro mensili, mentre se si supera anche di 1 euro tale soglia, il costo sale a 54 euro mensili.
Per l’iscrizione all’università “La Sapienza”, la quota annuale con un reddito ISEE di 12 mila euro è di 549 euro l’anno, ma con un reddito ISEE di 12.001 la quota sale a 600 euro l’anno.
A Bari chi ha un reddito ISEE di 10 mila euro non paga la TASI, ma, superando tale soglia ISEE, la TASI si paga con l’aliquota al 3,3 per mille.
A Torino una famiglia che ha un reddito ISEE di 12.999 euro, con il TFR in busta paga supera il reddito di 13 mila euro e per la Tassa sui rifiuti invece di pagare 156 euro medi l’anno ne pagherà 202 euro, con un aggravio di 46 euro...

>> NEL LINK SOTTOSTANTE L'ANALISI COMPLETA

 

NUOVO ISEE - Domenico PROIETTI

Proietti: Pagamento e ritardo dei dati ai cittadini va contro la natura dell'ISEE stesso
ISEE-2012-2013.jpg

20/02/2015  | Economia.  

DICHIARAZIONE DEL SEGRETARIO CONFEDERALE  DELLA UIL DOMENICO PROIETTI

Il nuovo ISEE risponde all’esigenza di introdurre maggiore equità e giustizia nell’accesso alle prestazioni sociali, quindi, far pagare e ritardare il rilascio di dati necessari, ai cittadini, per la sua compilazione è un gesto che va contro la natura dell’ISEE stesso. Questo sta avvenendo in particolare per la comunicazione della giacenza media dei conti correnti da parte delle banche e nonostante il Governo sostenga di aver raggiunto un accordo con l’ABI per evitare che venisse chiesto un compenso per tale operazione.

La UIL chiede che il Governo agisca celermente per eliminare questa iniquità e per rendere più diretta ed efficace la compilazione del nuovo ISEE.      

Roma, 20 febbraio 2015

 

 

OCCUPAZIONE - Guglielmo LOY

Loy: Jobs Act, il teorema del Governo non regge
occupazione_large.jpg

19/02/2015  | Occupazione.  

DICHIARAZIONE DI GUGLIELMO LOY, SEGRETARIO CONFEDERALE UIL

Jobs ACT : il teorema del Governo non regge

A fronte di oltre 8.000.000 di avviamenti al lavoro fatti, ogni anno,  con contratti fragili, discontinui e precari  (cui si aggiungono lavoratori impiegati  con i voucher, finte partite Iva e  tirocini fasulli) ci si aspettava una vera rivoluzione.

Anche perché, quando si è intervenuti sulle regole per i licenziamenti (facili), il Governo ha spiegato che, contemporaneamente,  avrebbe messo mano anche sui sistemi di protezione sociale, allargandone quantitativamente e qualitativamente, la fruibilità; che si sarebbe costruito un potente sistema "innovativo" di politiche attive e, in più, si sarebbe stroncata la cattiva flessibilità (precarietà). Di tutto questo non c'è, purtroppo, nulla.

Gli ammortizzatori sono più o meno quelli di prima, di nuove politiche attive bisogna chiedere a "Chi l'ha visto " e, soprattutto, zero assoluto per l'eliminazione o il superamento di quelle tipologie che non danno stabilità o continuità di lavoro.

Il lavoro a termine, a tempo determinato e/o  in somministrazione, potrà durare sempre illimitatamente; nessuna novità anche sul  lavoro a chiamata; il lavoro accessorio (voucher)  sarà sempre più appetibile per le aziende senza aggiungere tutele per il lavoratore. E, infine, il capolavoro: la sbandierata abolizione  delle  collaborazioni  è rinviata a chissà quando e chissà come. Risultato zero.

Roma 19 febbraio 2015

 

 

59ma Commissione ONU sulla condizione delle donne - Maria Pia MANNINO

Dichiarazione di Maria Pia Mannino Responsabile delle Politiche di genere UIL
donneinfabbricabig68.jpg

17/02/2015  | PariOpportiunità.  

DICHIARAZIONE DI MARIA PIA MANNINO – RESPONSABILE DELLE POLITICHE DI GENERE UIL

59ma Commissione ONU sulla condizione delle donne, incontro al Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Nell’incontro sulla programmazione degli eventi che impegneranno il nostro Paese nella 59ma Commissione sulla condizione femminile nel mondo,  tenutosi oggi presso il  Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio, Maria Pia Mannino, nella sua duplice veste di Responsabile delle Politiche di Genere della UIL e Vice presidente del Comitato nazionale di Parità del Ministero del Lavoro, ha evidenziato l’assoluta assenza dei temi del lavoro e delle tutele delle lavoratrici nelle sessioni che vedranno impegnata la delegazione del Governo italiano guidata dall’On. Giovanna Martelli.

Una assenza tanto più grave perché la mancanza di lavoro per le donne italiane si traduce in aumento della povertà, non partecipazione alla vita attiva del Paese, violenza domestica e, per quante una occupazione  ce l’hanno,  sempre più spesso in violenze e discriminazioni sul luogo di lavoro.

A 20 anni dalla Conferenza di Pechino, è  ormai tempo che si metta un punto fermo sulla questione della Pari Opportunità nel nostro Paese e che, finalmente, si declinino le politiche di genere in modo concreto e non surrettizio ad altre necessità della politica nazionale.

Mannino ha esortato il Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio e il Ministero degli Esteri, le due istituzioni incaricate di preparare la presenza italiana alla Commissione ONU, a sollecitare il Ministero del Lavoro a far parte della delegazione: è questo il modo infatti di fare mainstreaming ponendo le tematiche  del lavoro femminile al centro delle proposte e delle indicazioni del nostro Governo.

Roma, 17 febbraio 2015

 

Welfare/ricerca Censis - Silvana ROSETO

Roseto: Non autosufficienza, pilastro da cui partire per coraggiosa e complessiva riforma welfare
Censis conferma crisi modello odierno di assistenza e futuro inquietante se non si cambia
welfare_large.jpg
16/02/2015  | Welfare.  

«Dare vita ad un’amplia riorganizzazione del welfare e con la massima urgenza. Altrimenti rischiamo di fornire le risposte quando le domande saranno già cambiate.» E’ il commento della Segretaria Confederale UIL Silvana Roseto alla luce della presentazione a Padova della ricerca del Censis L’eccellenza sostenibile del nuovo welfare.

La Fondazione presieduta dal Prof. De Rita ha acceso i riflettori sulle criticità che ruotano attorno alla non autosufficienza e sulle occasioni mancate e le sfide future della longevità attiva.

Durante l’illustrazione dell’indagine si è posto l’accento sui rinnovati cedimenti del modello “domiciliarità-badantato” sinora utile ma imperfetto e sempre meno low cost, su un crescente consenso sociale verso una residenzialità di tipo nuovo ben lontana dal fallimento attuale condizionato da imprenditorialità predatoria e sulle chances da cogliere mediante l’ottimizzazione delle risorse esistenti, accompagnata dalla sfida delle cosiddette risorse aggiuntive legate ad una mutualità mirata.

“Sebbene sia stato un modello spesso efficace e risolutivo, non ci piace il termine ‘badantato’ - continua Silvana Roseto - proprio perché è assente o carente il concetto di relazionalità attiva, che dovrebbe invece rappresentare il perno su cui rilanciare una visione di longevità di successo. Nel contempo, e lo abbiamo denunciato ripetutamente, l’attuale residenzialità è fallimentare perché sovente sinonimo di emarginazione e finanche di segregazione ed abusi o nei casi opposti di lusso accessibile a ben pochi fortunati.

Dobbiamo edificare un nuovo modello, fondato su infrastrutture di inclusione e coesione sociale; creando, altresì, negli anziani capitale sociale, favorendo lo scambio intergenerazionale culturale, educativo e professionale, in cui l’anziano contribuisce alla trasmissione di saperi e conoscenze e il giovane colma lacune tecnologiche e linguistiche.

Andrebbero contemplati, inoltre, percorsi di avvicinamento alla longevità attiva, rivolti ai cittadini di ogni età, sulla base della tridimensionalità: Educazione-Prevenzione-Programmazione.

Ora attendiamo un impulso determinante dal Governo, che non si traduca però nella nascita di meri ‘piani d’azione o fondi’ a cui siamo stati abituati, ma che dia l’abbrivio ad un ripensamento strutturale del welfare, in grado di contemplare una legge quadro sulla non autosufficienza agganciato ad un seria e capillare rete di assistenza continuativa e di servizi qualificati più vicini alle famiglie, su cui grava la maggior mole del lavoro di cura con effetti psicologici, sociali ed economici non trascurabili; deve essere dotata di visione prospettica perché la Terza età dei prossimi decenni sarà notevolmente più affollata e sprovvista, rispetto ad oggi, di elementi come il ricorso alla patrimonialità ed alla capacità di risparmio, dunque più esposta al rischio povertà.

La UIL - conclude la Segretaria Confederale - ritiene la non autosufficienza una delle questioni più rilevanti e significative del nostro tempo e guarda alla longevità come risorsa e non come problema.

Si deve ripartire da qui.”

 
Notice